Fabrizio Sabini dice...

 

mercoledì, 06. agosto 2008

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Fabrizio Sabini dice...
Alcune mie opere

 

 

"Il giardiniere appassionato" e "Pinocchio" sono i libri a cui riferirsi per indicare il lavoro di Mario Brandini: il primo, di Borchardt, perché descrive minuziosamente l'esistenza di ogni tipo di fiori, alberi, la loro storia, provenienza, quali cure occorre loro riservare all'interno dello spazio di un giardino. Lo sguardo delicato deL giardiniere-autore e la sua prosa leggera si posano con delicatezza sopra gli altrettanto delicati prodotti della natura e vengono sottoposti ad amorose cure così come Mario nella misura in cui egli è artista rivolge le stesse attenzioni alla materia che tratta, ai colori che depone sulle forme che ritaglia.
 
Il  secondo, in quanto, il laboratorio - atelier del nostro Mario non somiglia affatto alla falegnameria di Geppetto ma piuttosto a quest'ultimo, in quell'aver cura e insieme nel produrre non solo Pinocchio, ma anche di innumerevoli altre tavole - balocco.
 
Il  fatto che possono essere considerate tali non significa che siano 'cose' prodotte e rivolte ai fanciulli o all'infanzia ma perché nel mondo infantile spiccano in isolata splendidezza colori e lettere, oggetti, suoni, odori; èdalla capacità di mantenere viva tale disponibilità a lasciarsi assorbire dagli oggetti che dipende per Mario la possibilità di efficacia e di penetrazione del suo lavoro artigianale.
 
Questa disponibilità, passione (e abilità tecnica) si sono esercitate mediante la ripetizione di immagini di ogni genere; da quelle più consumate, seriali a quelle di riproduzioni di opere d'arte tra le più note e riconoscibili.
Tale operatività non va però confusa o assimilata alla pop-art poiché, contrariamente a quella, le opere di Mario non hanno né intenti dissacratori, polemici, e, quanto meno di denuncia a livello dei contenuti. Di essa però si deve dire che dal punto di vista formale ne sono in un certo senso la parodia.


Ma soprattutto l0 scopo di Mario consiste nel trascinare quelle immagini nel proprio mondo di gioco, di mettersi a giocare con esse, e con i suoi attrezzi, provocarle, semplicemente, così come può chiedere un ragazzo ad un altro di giocare con lui. Ma per sostenere che queste opere nascono dal gioco (che si vuole creativo) si deve innanzitutto mettere in chiaro che il gioco come tale non può essere inteso come fenomeno marginale nella vita umana, né come 'ricreazione', come pausa riposante, configurazione del tempo libero, un 'passatempo'. Né lo si può intendere più o meno come trastullo e allegro eccesso, un vagare gratuito nel regno della fantasia e delle vuote possibilità, come sottrarsi alla resistenza delle cose e dell'utopia gonfia di sogno.


Se il gioco vale come il non serio, il non impegnativo, il non - vero, come petulanza e ozio allora questi giochi - quadri o 'balocchi', come li abbiamo chiamati, di Mario Brandini possono rimanere nel tranquillo luogo del comune pensare e sentire senza più timore di essere scossi da qualche insidioso nemico di tale sentimento (la certezza minata dal dubbio). La chiara percezione della forma, la coscienza della forza attrattiva e seduttiva del colore, e la modestia, permettono a Brandini di affrontare qualsiasi tema. In ciò corre il rischio di essere giudicato (o frainteso) come un dispersivo, o di disattendere ad una attività che potrebbe mirare, impegnandosi a fondo, ad ottenere più ambiziosi traguardi.
Ciò da cui è interessato e a cui è appunto appassionato è la materia lignea e il colore puro che ritaglia con il traforo. E' il taglio l'azione di tagliare segare, piani, tavole di legno che diventa significativo, poiché tale procedere mostra due elementi: la figura e lo 'sfondo' bucato, ritagliato. Essi assicurano l'operatività ludica. La figura silhouette, la sagoma e l'ombra cinese della tavola sfondo ritagliata, il puzzle contengono i caratteri del gioco. La proprietà del balocco, del giocattolo, la sua essenza (trasferita nell'ambito pittorico) consiste nel suo carattere magico; nella semplice realtà è una cosa e al tempo stesso ha una realtà diversa, ricca di mistero! Ogni giocare (creativo) è una produzione magica di un mondo ludico che produce il divenire leggero della vita questo è per Brandini il senso; quasi una redenzione dai pesi dell'esistenza.


Nella serie di ultimi lavori il campo di gioco poetico, dove si incontrano magia, leggerezza e temporalità ludica, si pone dei limiti, misure e regole, esse sono dettate principalmente da ciò che appare come frammento, tassello colorato. La sua forma cercando la similarità e insieme la differenza con altre da sé, inaugura un processo combinatorio che semantizza, struttura e dialoga con il campo-supporto (nei lavori precedenti la sua presenza aveva un valore relativo). Certamente qui Brandini perviene ad un organizzazione geometrica dello spazio, ad un'astrazione e riduzione del mondo fenomenico del codice naturalistico, a forme geometriche elementari e costanti; ma ciò che distingue questa operatività dal cubismo consiste nel gioco metaforico delle figure. La forma geometrica rinvia pur sempre a qualcosa, la denotazione permane, non tende alla sua scomparsa come accadrà nell'arte concettuale. La geometrizzazione astratta non rimanda appunto alla frammentazione spaziale delle cose, alla percezione e al concetto, ma ad una figurazione geometrica 'piana'. Ad esempio un tassello triangolare può significare ed essere interpretato come un albero, un tetto o una tenda. Il tassello funge da stimolo, avvio al procedimento poetico, costituendo polisemie intensamente gioiose.
 
Fabrizio Sabini

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Ultimo aggiornamento:  06-08-08