"Il giardiniere appassionato" e "Pinocchio" sono
i libri a cui riferirsi per indicare il lavoro di Mario Brandini: il
primo, di Borchardt, perché descrive minuziosamente l'esistenza di
ogni tipo di fiori, alberi, la loro storia, provenienza, quali cure
occorre loro riservare all'interno dello spazio di un giardino. Lo
sguardo delicato deL giardiniere-autore e la sua prosa leggera si
posano con delicatezza sopra gli altrettanto delicati prodotti della
natura e vengono sottoposti ad amorose cure così come Mario nella
misura in cui egli è artista rivolge le stesse attenzioni alla
materia che tratta, ai colori che depone sulle forme che ritaglia.
Il secondo, in quanto, il laboratorio - atelier del nostro Mario
non somiglia affatto alla falegnameria di Geppetto ma piuttosto a
quest'ultimo, in quell'aver cura e insieme nel produrre non solo
Pinocchio, ma anche di innumerevoli altre tavole - balocco.
Il fatto che possono essere considerate tali non significa che
siano 'cose' prodotte e rivolte ai fanciulli o all'infanzia ma
perché nel mondo infantile spiccano in isolata splendidezza colori e
lettere, oggetti, suoni, odori; èdalla capacità di mantenere viva
tale disponibilità a lasciarsi assorbire dagli oggetti che dipende
per Mario la possibilità di efficacia e di penetrazione del suo
lavoro artigianale.
Questa disponibilità, passione (e abilità tecnica) si sono
esercitate mediante la ripetizione di immagini di ogni genere; da
quelle più consumate, seriali a quelle di riproduzioni di opere
d'arte tra le più note e riconoscibili.
Tale operatività non va però confusa o assimilata alla pop-art
poiché, contrariamente a quella, le opere di Mario non hanno né
intenti dissacratori, polemici, e, quanto meno di denuncia a livello
dei contenuti. Di essa però si deve dire che dal punto di vista
formale ne sono in un certo senso la parodia.
Ma soprattutto l0 scopo di Mario consiste nel trascinare quelle
immagini nel proprio mondo di gioco, di mettersi a giocare con esse,
e con i suoi attrezzi, provocarle, semplicemente, così come può
chiedere un ragazzo ad un altro di giocare con lui. Ma per sostenere
che queste opere nascono dal gioco (che si vuole creativo) si deve
innanzitutto mettere in chiaro che il gioco come tale non può essere
inteso come fenomeno marginale nella vita umana, né come
'ricreazione', come pausa riposante, configurazione del tempo
libero, un 'passatempo'. Né lo si può intendere più o meno come
trastullo e allegro eccesso, un vagare gratuito nel regno della
fantasia e delle vuote possibilità, come sottrarsi alla resistenza
delle cose e dell'utopia gonfia di sogno.
Se il gioco vale come il non serio, il non impegnativo, il non -
vero, come petulanza e ozio allora questi giochi - quadri o
'balocchi', come li abbiamo chiamati, di Mario Brandini possono
rimanere nel tranquillo luogo del comune pensare e sentire senza più
timore di essere scossi da qualche insidioso nemico di tale
sentimento (la certezza minata dal dubbio). La chiara percezione
della forma, la coscienza della forza attrattiva e seduttiva del
colore, e la modestia, permettono a Brandini di affrontare qualsiasi
tema. In ciò corre il rischio di essere giudicato (o frainteso) come
un dispersivo, o di disattendere ad una attività che potrebbe
mirare, impegnandosi a fondo, ad ottenere più ambiziosi traguardi.
Ciò da cui è interessato e a cui è appunto appassionato è la materia
lignea e il colore puro che ritaglia con il traforo. E' il taglio
l'azione di tagliare segare, piani, tavole di legno che diventa
significativo, poiché tale procedere mostra due elementi: la figura
e lo 'sfondo' bucato, ritagliato. Essi assicurano l'operatività
ludica. La figura silhouette, la sagoma e l'ombra cinese della
tavola sfondo ritagliata, il puzzle contengono i caratteri del
gioco. La proprietà del balocco, del giocattolo, la sua essenza
(trasferita nell'ambito pittorico) consiste nel suo carattere
magico; nella semplice realtà è una cosa e al tempo stesso ha una
realtà diversa, ricca di mistero! Ogni giocare (creativo) è una
produzione magica di un mondo ludico che produce il divenire leggero
della vita questo è per Brandini il senso; quasi una redenzione dai
pesi dell'esistenza.
Nella serie di ultimi lavori il campo di gioco poetico, dove si
incontrano magia, leggerezza e temporalità ludica, si pone dei
limiti, misure e regole, esse sono dettate principalmente da ciò che
appare come frammento, tassello colorato. La sua forma cercando la
similarità e insieme la differenza con altre da sé, inaugura un
processo combinatorio che semantizza, struttura e dialoga con il
campo-supporto (nei lavori precedenti la sua presenza aveva un
valore relativo). Certamente qui Brandini perviene ad un
organizzazione geometrica dello spazio, ad un'astrazione e riduzione
del mondo fenomenico del codice naturalistico, a forme geometriche
elementari e costanti; ma ciò che distingue questa operatività dal
cubismo consiste nel gioco metaforico delle figure. La forma
geometrica rinvia pur sempre a qualcosa, la denotazione permane, non
tende alla sua scomparsa come accadrà nell'arte concettuale. La
geometrizzazione astratta non rimanda appunto alla frammentazione
spaziale delle cose, alla percezione e al concetto, ma ad una
figurazione geometrica 'piana'. Ad esempio un tassello triangolare
può significare ed essere interpretato come un albero, un tetto o
una tenda. Il tassello funge da stimolo, avvio al procedimento
poetico, costituendo polisemie intensamente gioiose.
Fabrizio Sabini